Chi siamo

Sul Parnaso è un progetto nato per condividere la comune passione per l’Arte. Il nostro spazio ospiterà letture di opere d’Arte, risorse didattiche, approfondimenti su artisti e movimenti, notizie su eventi e pagine critiche sugli artisti più giovani.

Autori

Emanuela Capodiferro

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L’Arte è una parte importante della mia vita da sempre, fin da quando bambina guardavo i dipinti di mio nonno Giovanni. I volti dipinti e scuriti dal tempo delle sue madonne gentili mi sembravano così magici. Come pieni di magia e di senso del sacro mi sono subito apparsi i castelli e le cattedrali romaniche che caratterizzano la Murgia, la zona tra Puglia e Basilicata dove sono cresciuta e ho vissuto gran parte della mia vita. Credo fermamente, per averlo sperimentato su me stessa, che le suggestioni dell’infanzia siano determinanti per le scelte future.

Ho cominciato a dipingere che ero poco più che bambina, forse un modo per sentirmi parte della mia famiglia, sicuramente un bisogno profondo. Mi sono diplomata all’Istituto d’Arte di Bari dove ho avuto la fortuna di formarmi con grandi insegnanti come il Prof. Luigi Rossini e il Professor Renato Nosek e ho scelto di proseguire gli studi alla Facoltà di Lettere di Bari, seguendo il percorso dedicato agli studi storico-artistici.

La mia tesi di laurea, in Storia Economica e sociale del Medioevo, con il Professor Francesco Porsia, è stata dedicata ai percorsi dei pellegrini al Santuario di S. Michele al Gargano, ai diari di viaggio e alle descrizioni che i visitatori fecero del luogo e del territorio in oltre mille anni. La chiave del mio percorso di formazione ha senz’altro privilegiato la fusione del rigore storico con la passione per l’Arte.

Oggi sono docente di Lettere, collaboro con EIPASS per la diffusione della cultura (digitale ma non solo) e dipingo (molto meno di quanto vorrei).

Sul Parnaso è un nuovo modo per vivere e condividere la mia passione per l’Arte.

Filippo Musumeci

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Pablo Picasso diceva che «l’arte è una menzogna che ci fa comprendere la verità».

Ho sempre creduto pienamente in questa massima, alla profondità del suo più limpido valore, sperimentandola senza remora alcuna nella mia quotidianità.

L’Arte è una passione sedimentatasi prematuramente nel mio animo, quando, ancora ignaro di tutto, visitai per la primissima volta il Duomo di Monreale (Pa), all’interno del quale l’incontro inatteso con lo scintillio prezioso dei mosaici arabo – normanni, che folgorarono la mia vista, rappresentò il battesimo a una “fede” nuova in continuo divenire. Poi le lunghe passeggiate per le vie del centro storico di Catania, mia città natale, le cui ritmate scenografie barocche, catalizzando la mia curiosità, venivano filtrate da uno sguardo stupefatto e perennemente assetato di meraviglia partorita dal genio creativo.

Fu questa, giammai, appagata sete del “bello” a fissare i termini della mia ricerca esistenziale sul fronte degli studi umanistici presso la Facoltà di Lettere dell’Ateneo etneo, ove conseguii la laurea in Lettere Moderne / indirizzo Storico – Artistico, e l’abilitazione all’insegnamento della Storia dell’Arte.

Per qualche tempo, studi storico – artistici e musica – i due poli complementari della mia personalità – hanno vissuto un felice e consolidato sodalizio, fino alla naturale scissione e alla meditata decisione di votare la mia formazione culturale interamente alla didattica, per il fine primario e ultimo di trasmettere alle classi e condividere con esse l’amore disinteressato per quell’attività creativa dell’intelletto umano chiamata: “Arte”.

Da otto anni or sono, mosso dalla stessa incrollabile determinazione, docente di Storia dell’Arte per le Scuole Secondaria di Secondo Grado e umilmente (per sola urgenza emotiva e nei frammenti temporali, assai rari) pittore autodidatta.

Oggi, “Sul Parnaso” è un inedito, decantato e ambito progetto attraverso il quale continuare un percorso di scelta e passione condivisa per questa eterna “menzogna che ci fa comprendere la verità”… la mia e la vostra.

Noemi Bolognesi

Noemi

E’ difficile spiegare come mai la vita mi abbia indirizzato verso questa strada.

Cominciai a innamorarmi davvero della Storia dell’Arte grazie al modo di insegnare del mio professore Filippo Musumeci in Terza Superiore. Mi sentivo coinvolta, tanto da poter vedere con la forza dell’immaginazione ciò che spiegava, ne sentivo le emozioni e alcune volte addirittura riuscivo a percepirne il tatto. Per questo motivo non nego che qualche volta scappò qualche lacrima.

Il suo modo di insegnare era a dir poco straordinario, diceva così tante cose in quelle ore come se volesse trasmetterci non solo le conoscenze ma sopratutto la passione. Mi affezionai molto a lui e l’Arte diventò piano piano la protagonista delle mie giornate.

La mia vita non mi regalò molte gioie ma la Storia dell’Arte colmava tutto il mio vuoto, ed entrava dentro me come un jolly sistemandosi in tutti i pezzi mancanti del mio puzzle. La sentivo mia, parte di me stessa, e scappavo da Lei ogni volta che volevo sentirmi viva e serena. Come la musica, sembrava darmi proprio quello di cui avevo bisogno nel momento giusto. Sentivo le sue braccia avvolgermi e magicamente mi ritrovavo in un mondo diverso, fatto di colori, di emozioni, di gioie e di sensazioni forti e piacevoli. Piano Piano la frequenza con cui scappavo da Lei aumentava sempre di più, diventando quasi la ragione di ogni mia giornata, la mia vera gioia.

Fatta la maturità, avrei voluto fare di tutto tranne gli Studi Umanistici. Questa esclusione era dovuta solo dalla grande paura riguardo al mio futuro. Nonostante amassi l’Arte, non riuscivo a vederla come lavoro, ma bensì solo come passione.

Questo forse perché volevo proteggerla dalle paure, dalle circostanze, tenendola così un pensiero felice, trasparente e spensierato.

Mi sono ritrovata sulla scrivania Alphatest di Medicina, di Professioni Sanitarie, di Economia e addirittura di Scienze della Formazione (i bambini, l’altra mia grande gioia).

Quell’estate fu lunga e difficile. Una sera facendo una simulazione di Medicina qualcosa in me si ribellò: chiusi tutti quei libri, li misi via dalla mia vista e mi rifugiai in un angolo a leggere un libro di Storia dell’Arte. Improvvisamente non mi sentii più persa, mi ritrovai.

Ero felice ma spaventata, pensavo di continuo al “Sto facendo la strada giusta? Questo campo é cosi ristretto e difficile. Tutti questi sacrifici mi porteranno delle soddisfazioni o mi ritroverò poi in mezzo ad una strada?”.

Tutti i miei familiari continuavano a starmi vicino e a ripetermi che dovevo studiare ciò che amavo davvero ma io avevo gli occhi e il cuore coperti dalla paura.

Un giorno mio papà mi convinse, le sue parole furono un raggio di sole in un tunnel che pareva lungo e buio.

“I tuoi sacrifici saranno ricompensati se li impieghi in ciò che ami. Nessuno studio ha delle garanzie o delle sicurezze, ciò che senti son solo dicerie. Ognuno di noi deve affrontare prove difficili nel mondo del lavoro, non c’è uno studio migliore di un altro. Sei tu che fai la differenza”.

E’ normale sentirsi in difficoltà quando si sta facendo qualcosa di importante, ma non bisogna mai avere così tanta paura da voler abbandonare un percorso.

Io ho imparato che la Vita è come un aquilone: vola in alto, influenzato dal vento si sposta da una parte all’altra, ma è indispensabile che siano le nostre mani a guidarlo, sempre. In questo modo l’aquilone sì, si sposterà senza preavvisi, ma restando sempre all’interno di una traiettoria definita da noi stessi.

Mio papà mi fece capire che quella era la mia strada, ed io lo nascondevo a me stessa e così facendo rischiavo di portarmi un grande rimorso se avessi fatto altro.

La sua presenza fu per me un’ancora che finalmente mi trascinò in fondo al mare, decisa e senza ripensamenti.

Sembrerà strano per voi il fatto che io associ la figura dell’ancora in questo modo, ma vi posso assicurare che la sensazione fu forte e significativa. E da quel giorno rimasi ancorata toccando le profondità più nascoste, ammirando le meraviglie con gioia e senza paura.

Così mi iscrissi a Beni Culturali a Torino, e lì cominciò la mia Vita. Da quel giorno la Storia dell’Arte rappresenta un’isola felice, e le tante lacrime che mi bagnano il viso davanti ad un’Opera sono per me la soddisfazione più grande. Sento che voglio costruire la mia vita su questa emozione, non importa cosa sarà di me tra 10 o 20 anni. Ma non voglio e non devo preoccuparmi di qualcosa che ora non esiste. Ora devo preoccuparmi soltanto del presente, portando i migliori risultati nella mia carriera universitaria, concentrandomi anche sulle esperienze che mi formeranno sul campo.

Sono entusiasta della mia scelta, mi sento appagata ogni giorno. La Nike non mi abbandona, farò della mia vita una continua Vittoria.

A te, meravigliosa Arte, madre di cotante meraviglie, dedico questa Poesia.

Non t’amo come se fossi rosa di sale,

topazio o freccia di garofani che propagano il fuoco:

t’amo come si amano certe cose oscure,

segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca

dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;

grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo

il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,

t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:

così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,

così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,

così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

E’ meraviglioso poter scrivere per “Sul Parnaso”, un’altra meraviglia che mi tratterrà ancorata alle profondità.

Non voglio salire in superficie, questo è il mio posto e non ho bisogno di respirare. Non ho paura di restare.

Sara Biancolin

Sara

L’Arte ha da sempre fatto parte della mia vita. Da piccola, il sottile pennello di mia madre che scorreva, lento e delicato, a creare le mille sfaccettature della natura riversate sapientemente su un manufatto in porcellana catturava in maniera inesauribile la mia attenzione. Sono cresciuta sfogliando i suoi libri illustrati di pittura e disegno, una fonte d’ispirazione continua che ha partorito il mio interesse e la mia curiosità, fino a farla crescere sempre di più e a permettermi di muovere i primi passi verso questo magico mondo sconfinato. Ben presto, grazie anche ad alcune persone che ho incontrato nella mia breve vita, fra cui in modo particolare la figura del professor Filippo Musumeci, per me una solida bussola e incrollabile punto di riferimento che mi ha sempre sostenuta e incoraggiata a credere in me stessa, questa Signora Arte si è rivolta a me sempre più chiara e diretta, con voce potente chiedeva sempre più tempo da dedicarle, tanto da influenzare inevitabilmente le mie scelte e i miei interessi, che ho continuato a coltivare al liceo seppure limitatamente e negli esigui ritagli di tempo.

La matita è l’anima e l’essenza della mia passione, la struttura portante di una ricerca continua di me e della coperta inesauribile del mondo, la carta da disegno il supporto materiale su cui tento umilmente di trasferire ciò che ho dentro, il prolungamento e contemporaneamente lo specchio del mio animo. Disegno in primis per me stessa, tentando costantemente di migliorarmi e compiere ogni volta un ulteriore passo avanti verso la pur sempre impossibile piena realizzazione di me.

La mia decisione di iscrivermi alla facoltà di Beni Culturali storico-artistici di Torino non è altro che il prosieguo di una indagine appena iniziata e la volontà di affacciarmi e andare incontro all’Arte che ha ancora tutto da offrirmi e insegnarmi, seppure non in questa facoltà a livello pratico. Eppure sono convinta che sia essenziale, prima di sperimentare da sé, guardare ai Maestri di ogni tempo, agli iniziatori che hanno permesso di dare vita a questa disciplina consegnandocela elegantemente dalle loro talentuose mani.

Scrivere e contribuire per “Sul Parnaso” è per me un grande onore, uno stimolo ulteriore e un’occasione per condividere questa passione, nella speranza di poter umilmente convincere sempre più persone a sentirsi parte di questo universo che è l’Arte, in tutte le sue infinite forme.

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