LETTURA OPERA: LA “NIKE DI SAMOTRACIA”

LA “NIKE DI SAMOTRACIA”

di Noemi Bolognesi

Scultore: Pitocrito

Scultura ellenistica realizzata nel II sec. a.C. (190 ca)

Supporto: Marmo Pario

Luogo di collocazione: Parigi, Museo del Louvre

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Prima di cominciare con l’opera, vorrei ringraziare il mio professore che mi ha dato l’opportunità di partecipare a questo Blog. A tutti voi una buona lettura.

L’ELLENISMO

La Nike di Samotracia è a parere mio una delle più belle opere ellenistiche. Ma cosa intendiamo per periodo ellenistico?

È importante definire bene l’ellenismo per capire al meglio l’opera che abbiamo davanti ai nostri occhi. La storiografia moderna indica come ellenismo un periodo ben definito: tra la morte di Alessandro Magno (323 a.c) e la battaglia di Azio (31 a.c). Il fenomeno ellenistico è il risultato di una crisi culturale del mondo greco, che ha le sue radici già all’inizio del IV secolo e che sovverte i principi ideologici su cui si fondava la cultura dell’età classica. La riflessione umana si sposta verso la mortalità e abbandona concetti quali l’eternità. Il potere assoluto di un uomo e il culto per il sovrano, sostituiti ai principi democratici e alla devozione degli dei, cancellarono i fondamenti etici e morali del pensiero greco. Durante il periodo delle conquiste di Alessandro, l’arte è ancora influenzata dall’età classica, tuttavia contiene già una trasformazione ellenistica. La produzione ellenistica si può dividere in tre grandi fasi: la prima (323-301 a.c) corrisponde alla lotta tra i diadochi conclusa con la formazione dei regni ellenistici, in questo periodo c’è ancora la persistenza dell’arte classica; la seconda fase (301-168 a.c) conserva le caratteristiche più innovative riguardo all’arte ellenistica; l’ultimo periodo (168-31 a.c) viene chiamato anche “periodo di restaurazione” dominato dall’affermarsi della potenza romana.

MITOLOGIA E ANALISI DELL’OPERA Nike nella mitologia greca è figlia del titano Pallante e della ninfa Stige. I due hanno altri figli: Cratos (Potenza), Bia (Forza) e Zelos (Ardore). Secondo la mitologia classica, Stige portò i suoi quattro figli da Zeus quando quest’ultimo stava raggruppando gli alleati per la Guerra contro i Titani: Zeus nominò Nike condottiera del suo carro divino e venne associata alla Dea Atena. Atena (in greco antico Ἀθηνᾶ, traslitterato in Athēnâ), figlia di Zeus e della sua prima moglie Metide, era la dea della sapienza, della saggezza, della tessitura e in generale dell’artigianato e degli aspetti più nobili della guerra (come ad esempio una guerra difensiva o fatta per giusta causa), mentre gli aspetti più crudeli e violenti della guerra rientravano nel dominio di Ares. La Nike di Samotracia, rinvenuta nel 1863 in stato frammentario, venne dedicata nel Santuario dei Grandi Dei sull’isola di Samotracia per commemorare le vittorie di Rodi, Roma, Pergamo a Side e Mionesso (191-190 a.c). La statua è acefala e in origine policroma.

Il basamento a forma di prua fu invece ritrovato nel 1879 nella stessa isola. La dea alata è ora conservata al Museo del Louvre. Essa rappresenta uno dei caratteristici impianti di matrice rodia, in cui si fondono ricordi del passato classico (la personificazione della Vittoria interamente panneggiaimageto) ed echi della scultura pergamena (il fianco sporgente come la Fanciulla Di Anzio). Il panneggio bagnato è la caratteristica principale, che non passa inosservata. La resa regala un particolare effetto, infatti il panneggio sembra mosso nel vento, nel momento in cui la figura si posa sulla prua della nave per annunciare la vittoria. Un vento impetuoso investe la figura protesa in avanti, muovendo il panneggio che aderisce strettamente al corpo e crea un gioco chiaroscurale di pieghette dall’altissimo valore virtuosistico, in grado di valorizzare il risalto dello slancio.

L’allegorismo della Vittoria è dimostrato dalla posizione delle braccia, dalle ali che sembrano spiegate e pronte per il volo e soprattutto dall’associazione con la Dea Atena. Dinamismo ed abilità di esecuzione si uniscono quindi in un’opera che concilia spunti dai migliori artisti dei decenni precedenti: il vibrante panneggio fidiaco, gli effetti di trasparenza e leggerezza prassitelici e la tridimensionalità lisippea. Scolpita nel pregiato marmo di Paro da Pitocrito, la dea posa con leggerezza il piede destro sulla nave, mentre per il fitto battere delle ali, che frenano l’impeto del volo, il petto si protende in avanti e la gamba sinistra rimane indietro.

L’ala destra fu ricostruita nel 1900 interamente in gesso mentre le braccia sono ora conservate nel museo di Vienna. Con l’acquisto delle braccia, Vienna dimostrò che esistettero dei popoli e che questi reperti archeologici rappresentavano un’attrattiva per il pubblico. In origine il braccio destro era abbassato, a reggere probabilmente il pennone appoggiato alla stessa spalla, mentre il braccio sinistro era sollevato, con la mano aperta a compiere, secondo la conservatrice del Louvre Hamiaux, un gesto di saluto, o meglio a reggere una corona. L’autore della Nike ha esasperato tutto ciò che può suggerire il movimento e la velocità.

La Nike per me non solo rappresenta la Vittoria, ma il coraggio, la costanza di Noi stessi anche se controcorrente. È facile strafare e arrivare in cima nike3alla montagna con la mania del “gigantismo” o meglio conosciuta come quella del “tutto e subito” , e così facendo in un attimo ci si ritrova a terra. Più difficile invece è rimanere su una linea continua, costante. Rimanere noi stessi, umili e coraggiosi, affaticati ma soddisfatti. E lentamente arrivare alla cima per rimanerci. È un invito a lottare, contro tutto e tutti per inseguire gli obiettivi che riteniamo importanti. La Nike vinse, controcorrente. Le sue ali fanno vibrare ancora adesso la sala in cui si trova, e ci si perde nell’ immensità del nostro animo, una sensazione che regala una frizzante sensazione di Vivere. Un inno alla Vita e alla Vittoria di noi stessi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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6 pensieri su “LETTURA OPERA: LA “NIKE DI SAMOTRACIA””

    1. Questa opera è originale,
      Materiale: marmo pario di scuola rodia
      Rappresenta la dea alata, mentre si posa sulla prua della nave da battaglia.
      La statua, alta 2.75 metri, si posa direttamente sulla base a forma di nave.

      Per qualsiasi altro dettaglio, l’articolo cerca di essere il più esaustivo possibile.

      Spero di esserti stata d’aiuto, buono studio 🙂

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  1. Carissima e stimatissima Noemi,
    sono felice (come un tempo) di darti il benvenuto nel team. La tua entusiasmante passione e le conoscenze acquisite in ambito storico-artistico rappresenteranno una curiosa vetrina per i nostri lettori. Grazie di cuore.

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