Pietro Novelli, il Monrealese: un pittore “provinciale”?

Pietro Novelli, il Monrealese: un pittore “provinciale”?

di Filippo Musumeci

Chi ha studi filosofici alle spalle (io no, purtroppo) insegna che Immanuel Kant, nella sua “Critica del giudizio” (1790), asserisca quanto i giudizi estetici siano giudizi riflettenti di finalità soggettiva, in cui cioè la finalità sembra essere rivolta al soggetto. Uhm, non sarebbe male riprendere “adeguatamente” in mano questa pietra miliare della filosofia moderna!! In parole povere – correggetemi se sbaglio – il bello non è una qualità oggettiva (propria) delle cose, poiché non esistono oggetti belli di per sé, ma è il singolo individuo ad attribuire tale caratteristica all’opera d’arte. Ora, quante volte siamo stati portati a subire l’influenza di un giudizio estetico espresso da un individuo socialmente autorevole, al punto tale da vivere un divario interiore, un acerrimo scontro di vedute tra il nostro, di giudizio (maturato e limato lentamente), e quello austeramente impostoci da altra fonte? Non so voi, a me qualche volta è successo! Ma arriviamo al dunque senza troppi giri inutili di parole, con le quale, poi, non vado certo a nozze. Sarà stato nel febbraio 2003 quando, giunto felicemente al termine del terzultimo esame universitario, ricevetti dalla prof. del corso il severo giudizio “estetico” sull’arte di Pietro Novelli detto il Monrealese (Monreale, 2 marzo 1603 – Palermo, 27 agosto 1647), definito nell’occasione come un “provinciale” di cui in passato si era detto e scritto più del dovuto e dei reali meriti. Ricordo la disapprovazione e la collera, trattenute a fatica, in quell’affiorante divario interiore, prima succitato, a causa del quale, poi, lasciando la sede a capo chino e  “coda tra le gambe” (avevo alternative?), non godetti neppure del sollievo post-esame e del meritato riposo durante la notte insonne che amaramente ne seguì. Sì, perché a me era stato, piuttosto, insegnato dalla storiografia e dalle spasmodiche visite palermitane al cospetto delle sue tele (disseminate ovunque in città), che la pittura del Monrealese tutto fu tranne che “provinciale”; che fu il massimo interprete nell’isola del Seicento barocco, erede della novità espressive caravaggesche e vandyckiane; che fu osannato dai mecenati insulari (e non solo) a lui contemporanei, i quali facevano a gare per averne un’opera autografa.

LAA006537Pietro Novelli, S. Benedetto distribuisce i pani o S. Benedetto distribuisce la «Regula» sotto forma di pane agli ordini cavallereschi e religiosi; 1635; olio su tela; 380 x 520 cm. Abbazia Benedettina di Monreale (PA) – parete destra dello Scalone.

2hg64hlPietro Novelli, San Pietro in carcere liberato dall’Angelo. Olio su tela, sec. XVII. Palermo, Galleria Regionale della Sicilia, Palazzo Abatellis.

Diamine! Possibile sia vera (in barba al furor di popolo), questa storia sul “provinciale”? Possibile che le opere del Monrealese, custodite anche fuori dei confini isolani (Roma, New York, Prado, San Pietroburgo), siano, in fondo, da considerarsi più per il loro valore storico anziché artistico? Possibile, in definitiva, debba accantonare la mia idea a tal proposito e abbracciarne un’altra, ahimè, più amara, ma, forse, veritiera? Ma la notte, seppur insonne, porta consiglio…E che consiglio!! Ricordavo di aver masticato qualcosa circa l’errato giudizio formulato nell’arco del Novecento dalla critica isolana e della superficialità attraverso la quale erano state indagate le componenti stilistiche del Novelli. Il giorno seguente mi recai trafelato alla Biblioteca Universitaria di Catania di p.zza Università. Chiesi in prestito alla allora gentilissima direttrice, di cui serbo superbo ricordo, i due voluminosi cataloghi relativi alle monografiche palermitane: • Guido Di Stefano, Pietro Novelli, il Monrealese, prefazione di Giulio Carlo Argan. Catalogo delle opere e repertori a cura di Angela Mazzè, Flaccovio, Palermo, 1989. • AA. VV., Pietro Novelli e il suo ambiente, catalogo della mostra, Palermo, Albergo dei Poveri, 10 giugno – 30 ottobre 1990, Regione Siciliana, assessorato Regionale dei Beni Culturali ambientali e della Pubblica Istruzione, Flaccovio, Palermo, 1990.

094Pietro Novelli, S. Benedetto distribuisce la «Regola» agli ordini monastici e cavallereschi; 1635;olio su tela; 520×340;  Monastero di S. Martino delle Scale (Monreale  – PA), Chiesa dell’Abbazia.

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Pietro Novelli, L’elezione di S. Mattia all’apostolato; 1640 ca; olio su tela; 390×278; Chiesa dei Cappuccini; Leonforte (EN).

Ebbi risposta e conferma ai miei “neonati” , quanto insensati, dubbi circa il giudizio estetico emesso da altre fonti. Poiché tali risposta e conferma mi venivano gratuitamente ed esaustivamente fornite da due insigni studiosi del calibro di Giulio Carlo Argan e Guido Di Stefano, di cui si riporto il testo. Scusate se è poco!! E non credo di dover aggiungere altro, se vi pare!! «Di Stefano, che aveva mente e cultura europee, vide chiaramente qual’era il nodo dell’opera pittorica di Novelli: oltrepassare i limiti del manierismo provinciale del padre, risalire a fonti europee, a Van Dyck da un lato, agli spagnoli dall’altro. Di Van Dyck, che fu a Palermo proprio quando il giovane siciliano esordiva in pittura, colse e rivisse la qualità saliente, la “naturalità” artificiale, ma non perciò meno autentica, della ritualità o cerimonialità del costume sociale. E dacché non era come Van Dick, uomo di corte, Novelli praticò quel galateo appassionato e commosso nella pittura di chiesa: devota, sicuramente, ma anche garbatamente, sommessamente mondana. Formò su quella civilissima idea dell’arte anche la concezione ch’ebbe di Palermo e del suo sviluppo: l’arte, nel suo concetto, era anche modello, esortazione, al viver civile» (Giulio Carlo Argan, 1989, pp. VII-VIII). «Pietro Novelli entra a buon diritto nella schiera dei pittori rappresentativi della metà del Seicento. Di questo tempo egli possiede completamente il linguaggio ed attuando con esso gli occasionali compiti illustrativi esprime spontaneamente, nella maggior parte dei casi, il suo senso di un’umanità profonda e chiusa, in cui si realizza un valore universale e regionale al tempo stesso. Che egli possieda completamente il linguaggio espressivo del suo tempo ce lo rivela facilmente l’esame delle opere, sicché se egli è un isolato in quanto non esce da una scuola e non ne inizia propriamente un’altra, non lo è affatto per quanto riguarda la sua formazione culturale artistica. Partecipano infatti ad essa tutte le correnti pittoriche: dalla scuola napoletana giungono a lui l’eclettismo accademico, il neovenezianismo ed il caravaggismo della prima e della seconda maniera; dai contatti col Van Dick e forse col Velazquez vengono a lui i risultati che la nuova pittura europea trae per magica alchimia dagl’insegnamenti veneziani, dall’esperienza italiane e dalle tradizioni locali. Come sempre, anche in lui, l’arte di Sicilia si nutrisce dell’arte del mondo; ma come sempre, essa trova in quest’aspetto prevalentemente ricettivo la radice del a sua sterilità. Così Pietro Novelli elaborò senza innovare, si espresse senza nulla insegnare. Ma se questo limita, com’ho detto in principio, il suo interesse storico, non ne intacca affatto quello estetico, ch’è correlativo solo all’espressività dell’artista. Ma di quale maestro fu egli più aperto seguace? Indubbiamente del Van Dick, a cui l’avvicinava quell’aristocratica inclinazione del temperamento che lo fa, in tono minore, compagno ideale di quei grandi artisti europei che furono gran signori e cortigiani di questo tempo: il Rubens, il Rembrandt, ed il Velazquez, oltre il Van Dyck. E poiché quest’accostamento, che si concreta nella predilezione per le forme nobili e per le calde luci brune, riposa su una fondamentale affinità di spirito e si realizzò storicamente nel periodo formativo dell’artista,m esso è appunto quello che sempre prevale e sempre riaffiora. […] Di tutti questi incontri stilistici e di questi moti interiori è frutto una pittura che è realistica e romantica al tempo stesso, precisa nell’analisi ed armoniosa nella sintesi, fusa in intonazioni calde e basse commiste con l’ombra, animata da un senso aristocratico distacco che invera una fondamentale austera malinconia. […] Fedele al suo tempo e a sé stesso, Pietro Novelli può dunque trovar posto tra gli artisti migliori del secolo, anche se la sua azione, per ragioni intrinseche ed estrinseche, per la sua natura ricettiva e per la sua localizzazione geografica, fu limitata nello spazio e nel tempo. Spazio e tempo che la vita di molte sue creature pittoriche supera nell’universalità ed eternità dell’arte». (Guido Di Stefano,1989, pp. 47, 53).

P.S. Fra non molto pubblicherò un post su un’opera del monrealese. Spero vogliate leggerlo e condividerlo. E Se andaste a Palermo visitate pure la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis e l’Oratorio del Rosario di San Domenico. Forse, anche il vostro giudizio sarà, come il mio,  “pro-Novelli”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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5 pensieri riguardo “Pietro Novelli, il Monrealese: un pittore “provinciale”?”

  1. Ottimo articolo! Vissuto e appassionato… Tra l’altro all’Abatellis facevo parte del gruppo di progetto dell’illuminazione, dunque ci ho lavorato proprio da vicino. Sorprende la luce che sembra emanare dal quadro stesso, sembrava quasi non aver bisogno di essere illuminato da fuori!

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    1. Carissima Didatticarte,
      ricevere un tuo commento è motivo di immenso onore per me in virtù della sincera stima nutrita per la tua persona. 🙂

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