Buon Natale

Sul Parnaso

Cari lettori

vi proponiamo un video di auguri pieno d’arte ma anche di sacralità. Negli ultimi tempi spesso il mondo dell’informazione e la dura realtà ci hanno “avvezzato” a sempre più alti livelli di violenza. Noi ci auguriamo e vi auguriamo che questi giorni di festa possano portare pace e serenità, e nessuna immagine può far scaturire queste sensazioni quanto quella di una famiglia riunita o quella di una madre che culla il suo bimbo nel sonno. Sono questi i simboli della vera umanità al di là del credo religioso o di qualsiasi artificio umano.

Buona visione e buon Natale

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Omaggio a František Kupka (Opočno, Rep. Ceca, 23 settembre 1871 – Puteaux, Francia, 24 giugno 1957)

František Kupka ha un ruolo di grande importanza nell’Arte contemporanea, aderisce a diversi movimenti offrendo un contributo sempre originale e pregnante. Nasce in un piccolo villaggio della Boemia, si avvicina da subito a forme di spiritualismo. In seguito frequenta l’Accademia di Belle Arti di Praga completando gli studi a Vienna dove parallelamente viene in contatto con i circoli teosofici.

Dal 1896 si trasferisce a Parigi e si divide tra illustrazioni satiriche

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Sempre poveri, F. Kupka, illustrazione, 1902

ed una pittura di ispirazione simbolista.

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Admiration, F. Kupka, 1899, MoMA, New York

La sua passione per l’astronomia lo induce ad occuparsi di temi legati al cosmo, nel 1910 elabora per esempio un opera come Il primo passo

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The first step, F. Kupka, 1910, MoMA, New York

Le sfere sono un chiaro riferimento agli astri e al loro movimento ma per Kupka è importante sondare il rapporto tra scienza e religione, cercare lo spirituale nel reale. La sua indagine si apre per questo a più movimenti e a esperienze disparate che tuttavia fossero collegate con il suo personale piano di ricerca.

Il cubismo orfico, di cui Kupka fu uno dei principali rappresentanti, è sicuramente il collegamento giocoso e libero tra il cubismo più formale di Braque e Picasso, e il dinamismo del Futurismo.

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Mme Kupka among verticals, F. Kupka, 1911, MoMA, New York

Il ritratto di Mme Kupka del 1911 rappresenta uno dei momenti di passaggio dal residuo figurativo al completo astrattismo in un tripudio di colori; ma per Kupka nulla è definitivo, restano sempre possibili riprese e ripensamenti e il tema cosmologico resta sempre tra quelli più amati dall’artista ceco.

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Disks of Newton, F. Kupka, 1911, Philadelphia Museum of Art, Philadelphia, PA, US

Omaggio ad Hans Arp (Strasburgo, 16 settembre 1887 – Basilea, 7 giugno 1966)

Hans Arp è uno dei maggiori esponenti del Dada, movimento dell’arte contemporanea i cui aderenti sperimentano in modo libero e irriverente, senza limitazione relative alle tecniche, ai materiali o alla modalità espressiva. Arp è figura centrale, dal punto di vista plastico, del Dada di Zurigo; predilige la linea del biomorfismo con rilievi dalla cromia ardita ma con interiore armonizzazione.

La sua ricerca parte dallo studio delle opere di Maillol, scultore francese dell’Art Nouveau, attivo a Parigi negli anni della formazione di Arp, ispirato dalle forme femminili che rende con una linea morbida e diafana.

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Gioventù, Aristide Maillol, 1910, Musée d’Orsay, Parigi

Arp si dedica alla poesia e alla scrittura e nel 1912 partecipa alla seconda mostra degli artisti del Blaue Reiter, qualche anno più tardi si accosta al Surrealismo ma è nel 1916 che contribuisce alla fondazione del Dadaismo.

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Ritratto di Tristan Tzara, Hans Arp, 1916

Nello stesso anno Hans Arp incontra Sophie Taeuber, sua futura moglie ma anche collaboratrice in numerose avventure artistiche, e realizza un’opera ormai completamente non figurativa come il Ritratto di Tristan Tzara, da cui emerge il linguaggio nuovo del non senso e della casualità.

In questa fase l’artista sceglie il rilievo, ma non si avventura ancora nella spazialità del tutto tondo, e impiega materiali ed elementi già pronti in una sorta di più timido ready-made evidente in Trousse d’un Da dove pezzi di legno di risulta, privi di un qualsiasi valore estetico, vengono incollati sulla tavola, luogo tradizionale del dipinto.

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Trousse d’un Da, Hans Arp, 1920-21, Centre Georges Pompidou, Parigi

In ogni caso nelle sue opere vi è sempre riferimento alle forme della natura e totale esclusione del mondo artificiale delle macchine che altri artisti del Dada trovavano invece stimolante.

Gradualmente Arp conquista la terza dimensione e le sue opere cominciano a dialogare con lo spazio circostante come nella decorazione in vetro realizzata nel 1928 per una residenza di Strasburgo:

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Vetrata dipinta ad Aubette, Hans Arp, Strasburgo

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale Ans Harp ottiene nuomerosi riconoscimenti e molte delle sue opere vengono inserite nei luoghi più importanti di numerose città. Come Cloud Shepherd (Pastore delle Nuvole) collocata nella piazza dell’Università di Caracas e realizzata in bronzo davanti ad un rilievo in ceramica.

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Cloud Shepherd, Hans Arp, Caracas, 1953

Le opere di questo periodo hanno una vitalità davvero notevole ed effettivamente sono l’espressione della legge del caso che permette all’artista che si abbandona ad essa di creare qualcosa di assolutamente nuovo e vivo come un elemento di natura.

Strutture di linee, superfici, forme, colori. Cercano di avvicinarsi all’eterno, all’inesprimibile al di là dell’uomo. Sono una negazione dell’egoismo umano. Sono l’odio per l’immodestia umana, l’odio per le immagini, i dipinti … La saggezza [è] il sentimento per la realtà che arriva, il mistico, il definito indefinito, il più grande definito.

H. Arp

Omaggio ad Alexander Nasmyth (Edimburgo, 9 settembre 1758 – 10 aprile 1840)

Alexander Nasmyth è un artista scozzese specializzato in ritratti e soprattutto paesaggi. Si avvia ad una formazione decisamente tecnica, fa infatti apprendistato come costruttore di carrozze ma già giovinetto viene apprezzato dal pittore di corte Allan Ramsay che lo conduce a Londra come suo assistente. Resosi autonomo nel 1782 si trasferisce in Italia per effettuare quel Gran Tour ormai doveroso per le élite culturali dell’Europa del tempo.

Al suo ritorno realizza uno dei ritratti per cui è giustamente famoso: quello del poeta Robert Burns.

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Ritratto di R. Burns, A. Nasmyth, 1787, Scottish National Portrait Gallery, Edimburgo

A Red, Red Rose

Oh, my Luve is like a red, red rose, | That’s newly sprung in June. | O, my Luve is like the melodie, | That’s sweetly played in tune.

Oh, il mio amore è una rossa, rossa rosa
In giugno appena sbocciata
Oh, il mio amore è una dolce armonia
Abilmente suonata.

R. Burns

A causa delle sue simpatie liberali perse alcuni committenti e così decise di dedicarsi alla pittura di paesaggio. Sono gli anni dell’età romantica e il sentimento della Natura è fondamentale nel sentire degli artisti dell’epoca.

Nasmyth procede con schizzi preparatori dal vero a matita o china come questa splendida quercia dal tratto morbido e delicato.

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Una quercia, A. Nasmyth

Poi assembla i particolari raccolti e senza dimenticare la grande lezione dei paesaggisti classici del passato elabora visioni rasserenanti e cromaticamente affascinanti come la Veduta di Tivoli che non dimentica i seicenteschi paesaggi barocchi di Claude Lorrain con figurine danzanti.

Nasmyth, Alexander, 1758-1840; A View of Tivoli
Veduta di Tivoli, A. Nasmyth, Duff House, Banff 

In alcuni casi Nasmyth riesce a coniugare figure, paesaggio e sentimenti come nel domestico ma raffinato Ritratto con figli di Lady Honyman, moglie di un giudice, circondata da una splendida veduta agreste ma anche espressione del bel vivere delle classi più agiate.

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Lady Honyman e la sua famiglia, A. Nasmyth, 1790 ca., Duff House, Banff

In ogni caso la pittura dell’artista scozzese accoglie gradualmente una sensibilità più spiccatamente romantica, per comprenderlo basta osservare il tempestoso dipinto del 1816 dove i colori sono estremamente fusi, alla ricerca di un’atmosfera nuova e carica di passione, la rocca in rovina ricorda il sentimento del tempo e della storia e le figurine in basso non danzano ma guardano con meravigliato terrore la forza inarrestabile della natura.

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Veduta del Castello di Tantalon, A. Nasmyth, 1816 ca., National Gallery of Scotland, Edimburgo

Qui, la scelta del soggetto fa riferimento al poema epico Marmion di Sir Walter Scott, ambientato in Scozia all’epoca di Enrico VIII.

Bene, se avete voglia di godere di altre belle vedute di Alexander Nasmyth vi consiglio di visitare lo spazio a lui dedicato nel sito National Galleries Scotland.

Omaggio ad Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925)

Andrea Camilleri è una delle voci più importanti del panorama italiano tra XX e XXI secolo, l’erede più completo di una ricca tradizione culturale e narrativa siciliana che raccoglie Pirandello e i più contemporanei Brancati, Sciascia e Bufalino ma anche attento osservatore della letteratura e del teatro più recente da Beckett, a Jonesco fino a Majakovskij. Il maestro siciliano opera in campi differenti e su livelli culturali molto variabili cioè dedicati ad un pubblico con richieste e appetiti disparati. Il suo personaggio più amato e più noto al grande pubblico è sicuramente il commissario Montalbano, nato dalla sua penna nel 1994, con La forma dell’acqua che in televisione nel 2000 è diventato il primo episodio del raffinatissimo poliziesco-investigativo Il ladro di merendine.

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Copertina della Forma dell’acqua, Sellerio

Perché parliamo di Camilleri su un blog come il nostro solitamente dedicato alle arti statiche e visive della pittura e della scultura? Perché stiamo parlando di un autore che dipinge con le parole, pensiamo alle sue intense descrizioni della Sicilia più bella, ai ritratti così definiti e finemente psicologici dei personaggi che mette in scena.

La nottata era proprio tinta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d’acqua tanto malintenzionate che parevano volessero infilzare i tetti. Montalbano era tornato a casa da poco, stanco perché il travaglio della jornata era stato duro e soprattutto faticante per la testa. Raprì la porta-finestra che dava sulla verandina: il mare si era mangiato la spiaggia e quasi toccava la casa. No, non era proprio cosa, l’unica era farsi una doccia e andarsi a corcare con un libro. Sì, ma quale? A eleggere il libro col quale avrebbe passato la notte condividendo il letto e gli ultimi pinsèri era macari capace di perderci un’orata. Per prima cosa, c’era la scelta del genere, il più adatto all’umore della serata. Un saggio storico sui fatti del secolo? Andiamoci piano: con tutti i revisionismi di moda, capitava che t’imbattevi in uno che ti veniva a contare che Hitler era stato in realtà uno pagato dagli ebrei per farli diventare delle vittime compatite in tutto il mondo. Allora ti pigliava il nirbùso e non chiudevi occhio. Un giallo? Sì, ma di che tipo? Forse era indicato per l’occasione uno di quelli inglesi, preferibilmente scritti da una fìmmina, tutto fatto di intrecciati stati d’animo che però dopo tre pagine ti fanno stuffare. Allungò la mano per pigliarne uno che non aveva ancora letto e in quel momento il telefono sonò. Cristo! Si era scordato di telefonare a Livia, certamente era lei che chiamava, preoccupata. Sollevò il ricevitore.
[Andrea Camilleri, Gli arancini di Montalbano, Mondadori, 2000]

In verità Andrea Camilleri ha l’arte tra i suoi molteplici interessi, ha collaborato con Renato Guttuso alla Vucciria, un’opera mista dei colori del pittore di Bagheria e della capacità ideativa dell’autore agrigentino.

La Vucciria
La Vucciria

Della rappresentazione del famoso mercato palermitano lo stesso Camilleri dice in una nota:

“Un narratore o un commediografo, davanti alla Vucciria, avrebbero materia di scrittura sino alla fine dei loro giorni”

La sua attenzione per l’arte è presente in un altro capolavoro narrativo, Il colore del sole, qui l’attenzione si pone sul ritrovamento del diario di Caravaggio relativo al suo soggiorno tra Malta e la Sicilia nell’estate del 1607, ed in particolare sulla realizzazione della Decollazione di San Giovanni Battista. Michelangelo Merisi vive i suoi ultimi giorni inquieti cercando di risolvere il mistero del “sole nero” che è la chiave per comprendere il suo modo di dipingere.

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Decollazione di San Giovanni Battista, Caravaggio, olio su tela, 1608, Malta, Cattedrale di San Giovanni

… Elli gravemente dissemi che avea capito che la luce della decollazione era la luce del sole nero. Io prontamente negai. Ma elli ripetemmi che trattavasi di maleficio sopremamente diabolico. Dissemi anco che lo Creatore avea creato e governato tutta la materia per li suoi fini e li suoi propositi e che quindi la visione inversa de lo sole e de la luce sua significava obbedienza a la legge inversa, contraria a la divina, significava abbracciare per vero l’opposto suo, lo contrario de’ propositi del Creatore Supremo. Se lo sole è vita, lo sole nero è morte, ancor disse. Consigliommi digiuno e preghiera. Ma io hora cognosco che tutta l’esistenzia mia, ancor prima assai che Celestina mi desse quel liquido, era comenzata e continuata sempre sotto lo segno de lo sole nero… 

[Andrea Camilleri, Il colore del sole, Mondadori, 2007]

Anche se con un giorno di ritardo anche gli autori di Sul Parnaso augurano buon compleanno ad Andrea Camilleri e infinite buone letture e visioni a tutti quanti i nostri lettori.

 

 

 

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